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UN BOSCO VERTICALE

 

 

UN BOSCO VERTICALE

Milano presto avrà il suo, un’idea architettonicamente audace, paesaggisticamente molto impegnativa da mantenere ” comme il faut”, con un senso di abbandono già in agguato.
Ahimè sono scettica, perché nella mia città si fatica a gestire il verde naturalmente orizzontale. Quello volutamente e artificialmente verticale mi dà serie preoccupazioni, ma spero di venire presto smentita.

Non è, però, su questo bosco che ho intenzione di soffermare le mie divagazioni.
L’oggetto delle mie attenzioni è il boschetto verticale più in voga nella Roma imperiale; l’illusorio giardino-paradiso che troviamo chez Livia, moglie del primo imperatore Ottaviano Augusto, nel ninfeo sotterraneo della villa, collocata dagli antichi al miglio X della via Flaminia ora all’incrocio con la Tiberina, all’altezza di Prima Porta, nella prima periferia romana.
Non sono stata invitata per un dejeuner sur l’herbe, e neppure per un flûte di bollicine al calar del sole. Sono capitata un po’ per caso, e come può succedere con gli autoinviti, mi sono dovuta metter in tasca la prima grande sorpresa. N

on sapevo che gli affreschi si trovano chez Maxime, al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, zona Termini, pieno centro città.
Accolta dal custode, sono stata accompagnata tra le rovine del sito archeologico in compagnia dalla gatta Mimì che ci apriva la strada.
La signora Livia scelse per la sua villa con complesso termale, situazione di poggio per godersi uno scenario al top, anche se ora la fantasia deve sudare parecchio per sfrangiare dalla vista tutto quello che i 20 e passa secoli di vita hanno costruito in quei dintorni, panorama inquinato da alcuni punti di – ei fu – belvedere.
Ma, salita sul poggetto e lasciata la borgata alle spalle, si staglia la potenza del luogo, scelto da colui che fondò l’Impero romano e la magia compare netta e improvvisa assieme al gentile e zelante custode che cura la Villa. Quel giorno ero io sola.
“…a Livia Drusilla…un’aquila lasciò cadere dall’alto in grembo…una gallina di straordinario candore che teneva nel becco un ramo di alloro con le sue bacche. Gli aruspici ingiunsero di allevare il volatile e la sua prole, di piantare il ramo e custodirlo religiosamente. Questo fu fatto nella villa dei Cesari che domina il fiume Tevere presso il IX miglio della Via Flaminia, che perciò è chiamata alle Galline; e ne nacque prodigiosamente un boschetto.” (Plin. nat. XV, 136-137). Gli imperatori raccoglievano in quel bosco i ramoscelli da tenere in mano durante le battaglie.
La stanza ipogea esiste ancora ma il “giardino” è stato sostituito da una copia fotografica 1:1 di scadentissima qualità.
L’intera area archeologica è poveramente gestita per mancanza di fondi, ma amorevolmente curata dal custode che fa anche da guida e racconta le antiche gesta di Augusto fondatore dell’Impero romano.

Quello che invece si trova a Palazzo Massimo, toglie il respiro. È l’affr

esco parietale di pitture di giardino romane più antiche mai trovare, databili alla prima età imperiale 40-20 a.C. Il luogo è raffigurato con grande dovizia di particolari e tutte le 23 specie riconosciute, fioriscono contemporaneamente, come in un’unica lunga stagi

one.
Il primo piano è definito da una recinzione di canne e rami di salice intrecciato. In questa fascia sono riconoscibili pino domestico (Pinus pinea), quercia (Quercus robur) e abete rosso (Picea excelsa). Il secondo piano, posto oltre la balaustra di marmo, definisce lo spazio del boschetto frutteto dove si possono identificare melo cotogno (Cydonia oblunga), melograno (Punica granatum), mirto (Myrtus coniugalis), oleandro (Nerium olenader) palma da dattero (Phoenix dactylifera), corbezzolo (Arbutus unedo), viburno (Viburnum timus), leccio (Quercus ilex), bosso (Buxus sempervirens), cipresso (Cupressus sempervirens), edera (hedera sp), acanto (Acanthus mollis), scolopendria comune (Asplenium scolopendrium), camomilla fetida (Anthemis cotula), crisantemo coronario (Chrysanthemum coronarium), papavero da oppio (Papaver somniferum), rosa centifoglia (Rosa x centifoglia), viola selvatica (Viola canina), iris (Iris sp).
A posteriori, però, la mia ignoranza ha regalato la sorpresa più gradita; perché l’aver visitato i resti della villa prima di trovarmi di fronte agli affreschi, è stata la sventura che mi ha permesso di assaporare il contesto d’origine, poter imprimere nella memoria odori, suoni, colori e orizzonti prima di trovarmi di fronte alla meraviglia in gabbia, chiusa in una stanza di museo.
Stando tra le quattro mura che ospitano l’affresco, ho avuto la percezione di poter ripescare a memoria l’odore di terra bagnata dalla pioggia di dicembre, ho sentito la compagnia

dei merli e della gatta Mimì che si aggira sorniona e di compagnia tra le rovi

ne.

Orario di apertura del sito archeologico a Prima Porta:
Da lunedì a venerdì aperto solo su richiesta. Prenotazioni:
Tel. e fax: 0633626826.
Ingresso gratuito.

Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo
Largo di Villa Peretti, 1
Mar-dom ore 9.00 – 19.45
Biglietto intero: € 7,00

 

Villa di Livia nicchia picea excelsa, sfondo cotogno, melograno, quercia

Villa di Livia nicchia picea excelsa, sfondo cotogno, melograno, quercia

 

nicchia con Pinus pinea, sfondo completo di quasi tutte le essenze elencate

nicchia con Pinus pinea, sfondo completo di quasi tutte le essenze elencate

 

 

cotogno

cotogno

 

 

rosa centifolia

rosa centifolia

 

 

melograno e crisantemo

melograno e crisantemo

 

 

corbezzolo, cotogno, palma

corbezzolo, cotogno, palma

 

 

Quercia, oleandro, cotogno, rosa, camomilla, crisantemo

Quercia, oleandro, cotogno, rosa, camomilla, crisantemo

 

 

rosa centifolia

rosa centifolia

 

 

melograno

melograno

 

 

papavero e gabbia per uccelli

papavero e gabbia per uccelli

 

 

corbezzolo

corbezzolo

 

 

rosa

rosa

7 set 2013

Il fascino di Ninfa

Ninfa 130401 006 il fiume e iris japonica in fiore

il fiume e iris japonica in fiore

 

 

Il fascino di Ninfa è difficile da descrivere a parole.
Non c’è un disegno preciso, sono le rovine che tagliano gli spazi e tratteggiano a modo loro il layout principale del giardino.
Gli interventi a più mani sono arrivati dalle specifiche passioni delle proprietarie dell’ultimo secolo, e creano quell’armonia che stordisce gli appassionati quanto i neofiti.
Negli anni ’20 Ada Caetani pensa agli alberi più importanti, Marguerite è dalla parte degli arbusti e le collezioni di Prunus, Malus e rose e la figlia Lelia completa gli spazi con le collezioni di erbacee perenni visibili oggi e le rampicanti. Questa scaletta familiare è una scaletta perfetta secondo natura, e la natura prosegue il lavoro sotto l’occhio attento del capo giardiniere che permette alle specie colonizzatrici di naturalizzare il tutto più o meno liberamente.

Detto questo, Ninfa va visitata rispettando alcuni suoi must :
le fioriture primaverili, soprattutto le collezioni di Prunus e meli ornamentali, di profumatissime magnolie piantate a profusione nel anni ‘30;
la visione d’insieme con i suoi piantoni ancora semi spogli e le lame di sole che saettano tra gli spazi;
le limpide acque del fiume con la gunnerona che ne lambisce le sponde;
e le rose che fioriscono a tutto gas.
Purtroppo durante l’inverno non c’è possibilità di accesso e l’esplosione di profumi di calicanti, hamamelis, lonicere, viburni e buddleje che qui hanno stagione anticipata, resta solo narrazione su carta per i più di noi visitatori fanatici.

Per quanto riguarda i primi due must, ho fatto un centro quasi perfetto.
Ero già quasi in ritardo per le fioriture delle magnolie precoci, e in vago anticipo sui Cercis, ma i ciliegi ornamentali si esibivano in gran parata di fronte a me con tutte le loro onde di rosa, rosini e rosetti; tante le presenze ancora spoglie che hanno concesso quella profondità di campo eccezionale e la vista ha superato anche l’immaginazione; il sole ancora basso taglia radente le superfici e il paesaggio in due, ed entra tra i rami e le poche foglie nuove, tra i fiori dei ciliegi, quelli profumati dei viburni e gli ultimi delle magnolia, tra le gemme dei cornus e incontra api indaffarate a raccogliere nettare tra i fiori. Olfatto e udito deliziati da natura in movimento frenetico.

Raggiungendo il fiume, ho visto queste acque limpidissime dopo giorni di pioggia, i crescioni fanno venire l’acquolina in bocca già di primo mattino e la gunnera non ha ancora raggiunto quelle sue dimensioni mostruose che potrebbero creare batticuori o far temere improvvisi assalti alle spalle.
Le rose chissà quando le vedrò. Non ho progetti a breve termine che mi garantiscano lo spettacolo e so che in quel periodo la gente che transita a Ninfa è veramente molta e la cosa mi spaventa.
Questo primo richiamo a Ninfa è arrivato il secondo giorno di apertura.
La verginità ridata dopo un inverno di totale solitudine ha reso il giardino e le sue rovine ancora più speciale.
Così credo che il mio prossimo ritorno possa essere immaginato quando le foglie dell’autunno avranno coperto le tante impronte lasciate durante tutta la stagione di apertura. Quando tra le rovine, tutte le fioriture saranno ormai sfinite, le foglie arrossate, quando queste meraviglie, esauste del peso delle stagioni e dei troppi sguardi, si metteranno in attesa dell’umido autunno e delle solitudini dell’inverno.

Un po’ alla volta tutti i simboli di Ninfa escono dalle immagini dei libri impresse nella memoria e si fanno sensoriali. Può sul serio tanto emozionare un luogo?

Per organizzare la visita con servizio di navetta dalla stazione di Latina Scalo
C.I.S. Latinaturismo – Sig. Filippo Maria Serra
latinaturismo@tin.it
http://www.latinaeventi.it/giardini-e-rovine-di-ninfa_398725.html

 

 

Ninfa 130401 015 cascatelle e iris japonica

cascatelle e iris japonica

 

 

 

Ninfa 130401 017 Magnolia soulageana e stellata  con torre del castello

Magnolia soulageana e stellata con torre del castello

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7 set 2013

Affinità elettive

 

E coloro che trascorrono assieme tutta la vita sono individui, che non saprebbero neppure dire cosa vogliono ottenere l’uno dall’altro. Nessuno invero potrà credere che si tratti del contatto dei piaceri amorosi, ossia che in vista di ciò l’uno si rallegri di stare vicino all’altro, con uno slancio così grande: è evidente, al contrario, che l’anima di entrambi vuole qualcos’altro, che non è capace di esprimere; di ciò che vuole, piuttosto, essa ha un presentimento, e parla per enigmi. E se, mentre giacciono accostati, Efesto comparisse dinanzi a loro, con i suoi strumenti, e domandasse: “Che cos’è, (uomini), ciò che volete ottenere l’uno dall’altro?”, e se, di fronte al loro imbarazzo, di nuovo li interrogasse: “Forse è questo che desiderate, l’accostarvi quanto più è possibile l’uno all’altro, così da non rimanere staccati, né di notte né di giorno, l’uno dall’altro? Se desiderate questo, voglio fondervi e saldarvi in qualcosa di unico, in modo che, da due che siete, diventiate uno, e finchè rimarrete in vita, viviate entrambi in comunione, come un essere solo, e quando sarete morti, ancora laggiù, nella dimora di Ade, siate uno in luogo di due, in comunione anche da morti..”

Diaologo di Aristofane a Erissimaco – Simposio – Platone

 

È solo desiderio di noi umani la ricerca di legami stretti e indissolubili?

O è nella natura degli esseri viventi, anelare a compagnia nella perfetta affinità?

Sotto mentite spoglie ecco alcune affinità elettive del tutto sorprendenti e inaspettate, di chi sembra essersi finalmente trovato, andando oltre le apparenze e osando sfidare (quasi) l’impossibile.

Storie di amicizie vegetali, indissolubili e imprescindibili da genere, specie e varietà.

Come sempre la natura ci manda messaggi celati, dai quali potremmo attingere spunti e lezioni di vita.

 

 

 

 

Neobuxbaumia polylopha e aloe sp, Principato di Monaco
Neobuxbaumia polylopha e aloe sp, Principato di Monaco

 

 

Betula pendula e Picea abies, Inari, Lapponia Finlandese

Betula pendula e Picea abies, Inari, Lapponia Finlandese

 

pietrona e jacaranda nella savana - Tanzania

pietrona e jacaranda nella savana – Tanzania

 

Artesella in autunno

Artesella in autunno

 

Tangeri - Ficus carica e Phoenix dactylifera

Tangeri – Ficus carica e Phoenix dactylifera

 

Faggeto in Navarra - Spagna

Faggeto in Navarra – Spagna

 

Chamaerops humilis e Platanus sp

Chamaerops humilis e Platanus sp

 

Ficus elastica e Washingtonia filifera, Principato di Monaco

Ficus elastica e Washingtonia filifera, Principato di Monaco

 

Ficus elastica e Washingtonia filifera, Principato di Monaco

Ficus elastica e Washingtonia filifera, Principato di Monaco

 

 

14 mag 2013

Macro Testaccio – Roma

Quando la pancia della balena di Pinocchio si confronta con la casa del Barone Rampante.
A 25 metri di altezza, sospesi tra canne di bambù.

http://museomacro.org/it/enel-contemporanea-2012-big-bambú

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28 mar 2013

a f a s i a: Wolfgang Laib

a f a s i a: Wolfgang Laib.

 Wolfgang Laib, artista del polline

11 mar 2013

Bisogno di colore

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Sparmannia africana

Per combatterre il grigio di una città in cui anche la neve preferisce non attaccareBotanischer Gart 20130104_098 Sparmannia africana

21 feb 2013

Sembra neve, ma son fiori

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E’ clematide selvatica – Clematis vitalba

Invade e popola le nostre campagne senza chiedere il permesso.

Ogni batuffolo contiene decine di semi, pronti a volare via alla prima brezza invernale e colonizzare senza tregua.

I fiori primaverili sono bianchi e profumati. I batuffoli compaiono in autunno e durano tutto l’inverno.

Oggi fuori nevica, fa freddo e tira vento.

E se i fiocchi là fuori fossero tutti clematidini?

 

21 feb 2013

Aspettando una nuova ondata di freddo

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9 feb 2013